ponti

agosto 18th, 2018 § 0 comments § permalink

Quanto invidio la forza di queste persone. Quanto la ammiro.
La forza di essere presenti ad un funerale dopo aver perso la famiglia o gli amici più cari, di ascoltare un uomo anziano con un cappello buffo che racconta di un regno dei cieli in cui ora le persone perse saranno felici, in cui vivranno per sempre.
La forza di non alzarsi a prendere a sberle quell’uomo col cappello buffo, di non urlargli con tutto il fiato del mondo “Non dire stronzate!”, nonostante la propria parte razionale, sotto sotto, stia fremendo come un animale in gabbia.
E il desiderio forte, bruciante, dilaniante, di crederci davvero, nonostante il dolore straziante o forse proprio grazie a quello, nonostante la morte nel cuore e nell’anima, nonostante la casa che non c’è più, nonostante una vita da ricominciare.

i miei propositi per l’anno nuovo

gennaio 16th, 2018 § 0 comments § permalink

I miei propositi per l’anno nuovo.

Continuare a respirare il profumo della vita, a respirarlo sempre più forte, fino a farmi esplodere i polmoni.
Scrivere quel libro che ho in testa da mesi, ma senza pubblicarlo, perché la vanità la lascio agli altri.
Meravigliarmi, almeno una volta al giorno.
Continuare a cercare un senso profondo in ogni cosa, in ogni filo d’erba, in ogni alito di vento.
Godermi anche i momenti in cui mi sentirò morire, pregustando il meraviglioso momento in cui risorgerò, perché alla fine si risorge sempre.
Fare un bagno quotidiano nei bei ricordi, per sentirmi salvo.
Tornare a ridere, ma a ridere davvero, perché a volte la vita fa di tutto per farti dimenticare come si fa.
Apprezzare l’imprevisto, ma soprattutto la splendida energia che tiro fuori quando lo affronto.
Non reprimere più l’emozione, un complimento o un sorriso, perché vive davvero solo chi si lascia andare.
E non dimenticare che sono vivo, non dimenticarlo più, non dimenticarlo mai.

il treno

dicembre 25th, 2017 § 0 comments § permalink

E quanto sarebbe bello, pensavo, se questo treno di pendolari, ogni mattina, mi portasse non nel paesello in cui lavoro, ma in una città diversa, a sorpresa.
Parigi, Londra, Tokyo, perché i treni dei sogni se ne fregano del mare e delle distanze.

dicembre 25th, 2017 § 0 comments § permalink

(quanta voglia d’eternità, in un caffè macchiato. le auto là fuori si fermano, i pensieri si fermano, il tempo si ferma e quasi vorresti che ti durasse per sempre, un caffè inesauribile, per non consumarti più, per non morire un po’ anche oggi.)

il distributore automatico

dicembre 17th, 2017 § 0 comments § permalink

Osservo incantato questo distributore automatico di bevande calde, mentre mi prepara un caffè macchiato, e me ne torna in mente un altro. Quello delle palline trasparenti, di fronte alla panetteria, con le loro piccole sorprese meravigliose.

Oggi quella panetteria non c’è più. È stata sostituita da una macelleria islamica.

Ma un giorno, lo so, ripasserò da quelle parti, e ancora prima di girare l’angolo sentirò l’odore della focaccia appena sfornata portato dal vento.
Un giorno, lo so, quella panetteria tornerà ad essere dove è sempre stata, e ci sarà anche il distributore automatico, e sulla fessura ci sarà ancora scritto “200 lire”. Tornerò ad incantarmi davanti allo scomparto delle palline, con la cartella sulle spalle, in attesa della mamma che finisce le compere nel negozio e con la segreta speranza di vederla inserire una monetina.

Un giorno, lo so, tornerò ad essere felice.

domenica è sempre domenica

dicembre 17th, 2017 § 0 comments § permalink

Ogni tanto mi piace, nei giorni di festa come questo, fermarmi per un po’ ad osservare la Santa Messa trasmessa in televisione.
Tutta quella gente pacifica, tranquilla, riunita in un rito millenario nel nome di una credenza comune, per qualche minuto mi fa illudere che un mondo migliore sia davvero possibile.
Illusione che si frantuma in un secondo, quando cambio canale e trovo la faccia della D’Urso o la pubblicità di una pomata contro le emorroidi.
Però quant’è bello, essere ancora capace di sognare un po’.

blatte da tastiera

agosto 21st, 2017 § 0 comments § permalink

Ma dopotutto un po’ mi piacete ancora, voi blatte da tastiera che infettate quotidianamente i social. Mi piace immaginare di osservarvi, mentre vi state agitando come batteri impazziti sotto il vetrino di un microscopio. La vostra totale assenza di civiltà continua a sorprendermi, ogni giorno di più.
E’ stupefacente notare, ad esempio, quanto siate capaci, sotto post che parlano di qualunque argomento (chessò, la morte di Jerry Lewis, il calcio, la fusione fredda), di mettervi allegramente a parlare di tutt’altro, di solito di politica e della questione immigrati. Come se le cose che vi indignano di più siano le sole di cui la gente sia autorizzata a parlare, perché l’avete deciso voi in quel preciso istante, e guai, guai a contestarvi, poveri cucciolotti in cerca di attenzione! Siete talmente tristi nel vostro blaterare che a volte mi viene voglia di prendere uno di voi e di dargli un pizzicotto sulla guancia.
E’ pateticamente comico il vostro tono eternamente incazzato, pieno di livore verso l’universo. Il modo in cui insultate perfetti sconosciuti, rei di avere contraddetto una vostra insindacabile tesi. A volte mi ricordate un po’ quei cagnetti che non smettono mai di abbaiare, solo che magari loro hanno qualche ragione in più di voi per farlo.
E’ vergognosamente disumano il vostro razzismo sempre più esplicito, sempre meno trattenuto. Siete riusciti ad infettare in parte anche me: quanto vorrei cacciare *voi* dall’Italia, perché voi sì che siete “diversi”, ma lo siete davvero!
Abbassate la cresta, Dio santo: dopotutto cagate anche voi, o no?

Ma tanto avete vinto, lo so bene.
Non sarà certo una legge a bloccarvi, perché i tribunali sono già intasati; non sarà Facebook, perchè a Facebook interessa soltanto avere più gente possibile a cui mostrare pubblicità.
Siete perfettamente riusciti nella vostra missione, care le mie pantegane da tastiera: rovinarci questa opportunità di diventare un paese migliore e più civile. Perché si diventa più civili anche con la discussione comune, col ragionamento pacato e collettivo, col riconoscimento dei propri errori. Con l’aprirsi agli altri: bianchi o neri, cattolici o musulmani che siano.
Proprio quegli “altri” di cui avete questa patetica, comica, fottutissima paura.

Svegliatevi, imbecilli. Siamo un sacco di gente, su questo pianeta: il mondo non gira attorno a voi.

simulacri

agosto 3rd, 2017 § 0 comments § permalink

Una volta scrivevo cose, per lo più in privato (qualcuna anche in pubblico), poi ho smesso.
Un po’ perché scrivere è sanguinare, ed ero stufo di dover ripulire tutte le volte la tastiera.
Ma anche perché sono un tipo che, da buon Vergine, ama la precisione… mentre invece, con la scrittura, dovevo confrontarmi di continuo, ad ogni parola, ad ogni riga, con l’approssimazione.

Le parole sono simulacri: scrivere è soltanto la rappresentazione approssimativa di una realtà, di un pensiero o di una fantasia. Si crea uno scheletro, il resto lo riempiono i lettori con le loro esperienze, la loro capacità immaginativa, le loro deduzioni più o meno logiche.
Ogni storia è incompleta: quella raccontata in un libro, in un film o in un quadro, quella che ti racconta il tuo amico del cuore parlandoti della ragazza appena conosciuta. La realtà non è mai rappresentabile nella totalità dei suoi aspetti.

E anche la storia della nostra vita non sfugge alla regola, no? Non è forse anch’essa l’approssimazione di una vita vera e vissuta pienamente, dei nostri desideri, delle nostre speranze?
Il lavoro che sei costretto a svolgere ogni giorno, ma che non è quello che volevi fare. La tua automobile, ormai ridotta ad un ferrovecchio. Il figlio meraviglioso che avevi, prima che quello stramaledetto incidente te lo portasse via.

Siamo tutti fabbricanti di sogni, modesti artigiani, scultori d’amori che non sono per sempre, di desideri colorati come arcobaleni, fragili ed evanescenti come bolle di sapone.
Speriamo sempre nell’utopia, nel riuscire a trovare, un giorno, la quadratura del cerchio, quel magico quid che ci faccia interrompere, un giorno, quella continua e costante ricerca, che ormai è parte di noi come il nostro respiro.

E’ impossibile, un po’ l’hai sempre saputo.
Non accadrà mai, non troverai mai nulla.
Ma continui, continui a cercare.
E Dio, quanto siamo belli quando continuiamo a provarci, sorridendo e credendo di crederci ancora.

E forse la felicità è proprio questo, è solo questo.
Credere di crederci ancora, nonostante tutto.

tic tac

luglio 23rd, 2017 § 0 comments § permalink

Il giorno in cui ho smesso di essere felice è stato il giorno in cui ho capito che avrei dovuto scegliere: il lavoro, i film, la compagnia. Tutto. E per ogni scelta fatta me ne sarei precluse altre, perché il tempo è limitato e l’orologio ticchetta, ticchetta sempre quel maledetto.
E’ stato il giorno in cui ho capito che avrei perso milioni di film, che non avrei letto milioni di libri, che non avrei conosciuto miliardi di persone.
La libertà di scelta è una gran puttana: ti invoglia con le sue grazie, ti fa credere di essere il padrone del mondo, poi il tuo tempo è finito e tanti saluti, tesorino.

Volevo con tutto me stesso diventare grande, in un mondo che mi sembrava infinito e tutto per me.
Ma non faccio altro che diventare più piccolo, ogni giorno che passa.

il cuscino

luglio 22nd, 2017 § 0 comments § permalink

E allora ti attacchi a qualsiasi cosa, come una zecca.
Ti attacchi ad una canzone, al sole che splende, al sorriso di una ragazza intravista su Facebook, una che non conosci e che magari in realtà è un barbuto cinquantenne con la pancia.
Ti attacchi ad un banale cambio di prospettiva, ti siedi a sinistra sull’autobus anziché a destra come fai sempre, soltanto per introdurre una variazione alla routine, un imprevisto, un qualcosa di nuovo.
Usi lo sguardo per cercare il bello, disperato come un cane alla ricerca del padrone. Lo trovi nelle cose più disparate: in un albero, in un fiore che cresce solitario in un praticello malandato, nella geometria delle pietre che ricoprono una piazza o un vialetto. Nella speranza che domani, per qualche strano motivo, potrebbe pure essere un giorno migliore.
Ti attacchi e cerchi il bello, ti attacchi e cerchi, cerchi e ti attacchi.
Poi ti fermi per un secondo… e trovi lo spillo, no? Ti accorgi all’improvviso, anche se in realtà già lo sapevi, che basta un nulla per sgonfiare quel gigantesco cuscino di gomma che ti schiacciava la faccia e non ti faceva respirare, che non ti faceva ridere più, che non ti faceva vedere più la vita per com’è davvero.
E finalmente riesci a pungerlo, quello stramaledetto cuscino, anche se in realtà si stava già sgonfiando da solo.
Piano piano diventa piccolo, sempre più piccolo, fino a sparire.
Fino alla prossima volta.
Tra un giorno, un mese, sei mesi, quando sarà.
Ma sempre a tradimento, quando meno te l’aspetti.

E chissà se la prossima volta lo troverai ancora, quello spillo.