Un pezzo fantasy!
Leggevo sul blog dell’amica Elys che tempo fa lei aveva scritto un romanzetto fantasy, ma (secondo le sue parole) non era un granché: "Se lo ritrovo ne posterò qualche parte per farti e farvi fare quattro risate!!!"
Questo mi ha ricordato che anch’io ho un fantasy nel cassetto. Un inizio di fantasy, a dire il vero.
E sapete una cosa? E’ orrendo. INTENZIONALMENTE orrendo.
In pausa pranzo, il 21 maggio scorso, mi venne infatti una stupidissima idea: perchè non provo a scrivere il più BRUTTO racconto fantasy che mi venga in mente?
E scrissi di getto quanto segue… non lo pubblico qui per torturarvi, ma semplicemente perché ho voglia di divertirmi un po’…
…e ho una mezza voglia di proseguire nella folle narrazione!
-1-
Oltre i monti ed oltre i mari di Zirconia, laggiù negli anfratti più scoscesi della vallata di Zaritur, una battaglia stava per svolgersi.
Orsolo il barbaro uscì dalla sua grotta ad ammirare il tramonto. Il vento scuoteva i suoi zozzi capelli rossicci, mentre i due soli arancione tramontavano sul paesaggio spruzzando riflessi purpurei sulle gialle nuvole.
Proprio in quel momento, un cavaliere giunse cavalcando giù dal sentiero e si fermò davanti ad Orsolo, quindi scese dalla sua cavalcatura.
“ORSOLO! Sono un messaggero di sua maestà Rebrondo Quattordicesimo! Ti comunico che la tua caverna verrà demolita fra tre giorni… e ti dovrai trasferire altrove!”
Orsolo in mezzo secondo tirò fuori lo spadone e decapitò il messaggero. Poi inserì la spada nel cuore ormai senza vita, giusto per sicurezza, e la estrasse. Ripulì quindi la lama sulla giacca del messaggero, ma così facendo si tagliò un dito e lanciò un rutto seguito da un’imprecazione. Detestava il sangue, quando era il suo.
Gli furono addosso in millecinquecento.
Re Rebrondo ci teneva, ai suoi messaggeri.
-2-
Ci fu qualche litigio tra i soldati a proposito di chi si dovesse occupare del barbaro, ma alla fine morirono solo in settecentoventidue. I sopravvissuti lo legarono e lo buttarono in un burrone profondo trenta metri, a fianco del castello del re.
Orsolo lanciò un rutto seguito da un’imprecazione.
Spezzò le corde che gli legavano i polsi aprendo le braccia con forza, quindi strappò con i denti le corde che gli legavano le caviglie e saltò fuori dal burrone.
Oh sì, Orsolo amava tenersi in forma.
Ed ora aveva finalmente uno scopo nella vita, oltre che uccidere animali, mangiare e grattarsi via le pulci: uccidere re Rebrondo.
Emise un grugnito di soddisfazione al cielo, mentre i tre soli spuntavano nell’alba del pianeta Brodo, incubo degli astronomi di tre diversi universi.
Saltellando con movimenti effeminati, ma non diteglielo per favore, si recò davanti al portone del castello.
Ma un quadrato di centocinquanta per centocinquanta soldati sdraiati a pancia in giù, con una lancia puntata in avanti, sbarrava il summenzionato portone.
Cosa avrebbe fatto ora Orsolo? Non voleva vedere ancora il suo sangue.
In quel momento, qualcuno dall’alto del castello urlò: “VACCAMOLO!”
Chissà, forse prima o poi mi deciderò a continuarlo!
P.S. Un applauso al primo che mi elenca tutte le citazioni contenute nel brano!

