- Bisogna tirarlo fuori di prigione.
- Non è in prigione, è all’ospedale dei matti.
E la notte era il suo territorio. Il luogo delle sue passioni. Lo spazio della sua follia.
(Tahar Ben Jelloun, "Moha Il Folle, Moha Il Saggio")
c’era quel vento che partiva dall’interno del corpo ed usciva a spazzare tutta la sabbia attorno a me, facendo il vuoto – ma poi, cosa c’è attorno a me se non il vuoto?
Sì, improvviso con le parole, e sia fatta giustizia di questa realtà. Mi vestirei con un cappello a cilindro ed un bastone, andrei per la Londra ottocentesca a stabilirmi in una vecchia casa piena di libri. La pipa in bocca, una lampada ed uno studio.
(sabbia)
Oppure mi piacerebbe andare in giro per la foresta, di notte. Trasalire per ogni minimo rumore. Vedere due occhi che mi guardano in mezzo ad un cespuglio, anche se l’unica fonte di luce proviene dalla luna. Trovare un laghetto, in mezzo alla foresta, e fare il bagno.
Ma la sabbia del deserto mi soffoca.
(oh, adoro scrivere cose prive di significato ma con un significato!).
Fa caldo, in questa bara. Quando la aprirò tutta la sabbia mi cadrà addosso, ma non fa nulla perchè sono già morto.
E’ domenica sera, laggiù in città, dove non c’è la sabbia. Qui ormai il tempo ha perso di significato…
Sono uno zombi di questa realtà perchè appartengo ad un’altra realtà, quella in cui c’è rispetto della gente e dei valori, quella in cui le radio passano ancora buona musica ed in tv non c’è Rampinelli…
(perchè stasera non sei in Messenger, brutta stronza?)
Storie d’amore? Ah ah ah ah… l’amore. Non credo di credere più all’amore.
(ma neanche lei appartiene a questa realtà, anche se forse non lo sa…)
La gente ha paura degli zombi.