super mario

Discettavo di filosofia con Super Mario, sotto un cielo troppo azzurro, all’ombra di un platano di pixel.
“Mario”, gli chiesi, “ma tu cosa fai quando il Nintendo è spento?”
Mi guardò con quel suo sorrisetto fisso stampato sulle labbra.
“Sogno”, rispose, “sogno proprio come fai tu. Sogno di smettere di recitare una parte, di finirla di salvare principesse e colpire mattoni con la testa. Sogno di essere finalmente me stesso.”
Nonostante l’espressione del volto non fosse cambiata, una piccola lacrima gli spuntava dagli occhietti vispi.
Non avevamo null’altro da dirci. Mi alzai in piedi.
“Sogno di salvare anche quelli come te”, aggiunse. “Quelli troppo soli, che si rifugiano nei mondi come il mio quando il loro mondo fa troppo male.”
Mi chinai verso di lui e lo strinsi in un abbraccio fortissimo.
“Mamma mia”, esclamò.
Poi mi allontanai.
Mi diressi verso il mattone sospeso in aria più vicino e tentai di colpirlo con un salto, ma non ci riuscii.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.